Dai cambi societari allo sciopero, i mesi della Lucchese

L'abbraccio a fine gara / Credit: Gazzetta Lucchese / www.lacasadic.com
Lo scorso 30 marzo la Lucchese vinceva 4-1 contro la Ternana, seconda in classifica (dopo aver pareggiato 1-1 contro l’Entella capolista).
Nel pomeriggio di martedì 1 aprile la nota pubblicata dei giocatori rossoneri insieme all’AIC con l’annuncio di un possibile sciopero per la partita di sabato 5 aprile.
Una scelta che è solo l’ultimo episodio di una situazione di crisi economica e societaria che la squadra vive ormai da mesi.
Stipendi che non vengono pagati da ottobre, tre proprietà cambiate, penalità in campionato, giocatori che faticano a mantenersi, trasferte pagate da attività commerciali e prospettive sempre più incerte per il futuro.
Ecco le tappe dell’incubo vissuto dai giocatori, dall’allenatore Gorgone e il ds Ferrarese e dai tifosi rossoneri.
L’inizio della crisi
Dopo Turris e Taranto, escluse dal campionato, il mondo della Serie C sta vivendo un’altra patologica situazione. Quella della Lucchese è la storia di una crisi iniziata dopo poche settimane.
La stagione inizia con il club guidato da Andrea Bulgarella. Le voci di una possibile cessione diventano sempre più concrete dopo la malattia del patron. Prima si parla del broker italo-canadese Paul Scenna, poi il 25 novembre l’ad Lo Faso conferma la ricerca di nuovi acquirenti. Il passaggio di consegne diventa realtà il 14 gennaio.
Il comunicato parla di una cessione “del cento per cento delle quote ad una cordata di società lombarde capitanata dall’Avv. Giuseppe Longo”. Di cordate, però, non ce ne saranno. Al capo del club ci sarà la sola Sanbabila srl, società dello stesso Longo. “Non siamo degli scappati di casa”, l’annuncio nella conferenza stampa di presentazione del 22 gennaio.

“Siamo rimasti soli, c’è gente che deve pagare l’affitto”
Da gennaio la confusione e i dubbi che già circondavano il mondo Lucchese aumentano. I pagamenti non vengono effettuati, dopo pochi giorni il ds Ferrarese viene allontanato. A fine gennaio si affaccia un nuovo ipotetico protagonista: il Racing City Group. Il gruppo australiano guidato da Morris Pagniello, annuncia l’intenzione di voler procedere con l’acquisizione, ma senza trovare riscontri. A febbraio due nuovi colpi di scena. Viene richiamato Ferrarese e, soprattutto, si concretizza il secondo passaggio di proprietà con la cessione della maggioranza delle quote alla SLT Associati srl con le dimissioni di Longo. La cifra? 1640€. Cosa cambia? Nulla.
“Finora gli stipendi non sono stati pagati. Longo non ha mai risposto al telefono, poi a un certo punto scopriamo che la società è stata venduta alla SLT di un certo Sampietro. C’è gente che deve pagare l’affitto. Avvengono cessioni di una società come se nulla fosse, come fanno ad acquistare il club con capitali sociali di 20mila euro? Il calcio è ormai diventato un circo, in 21 giorni hanno fatto una doppia cessione. Oggi in cassa ci sono 200/300 euro”, lo sfogo di Gorgone al termine della vittoria contro il Perugia. E anche la scadenza del 16 febbraio per i pagamenti non viene rispettata.
Le trasferte pagate e la raccolta fondi
La nuova proprietà non dà segnali. Giocatori e staff non sanno con chi parlare. Gli stipendi arretrati diventano otto. Il 20 febbraio arriva il primo comunicato dell’AIC per denunciare la situazione. La città e i tifosi si mobilitano. Prima è il locale “Il Mercatino del pesce” a contribuire economicamente alla trasferta della squadra a Sestri Levante, poi la raccolta fondi “La squadra chiama… la città risponde”, a cui contribuisce anche Niccolò Romero, ex giocatore rossonero
Nel mezzo, il dramma continua. “d”. A fine mese viene annunciata una nuova trattativa con un gruppo di imprenditori di Terni. Una cessione che mai avverrà.

La penalizzazione, Benedetto Mancini e lo sciopero
I risultati della squadra, intanto, hanno quasi dell’incredibile. Dopo la penalizzazione di 6 punti del 7 marzo, sono 4 i risultati utili consecutivi che tengono vivo il sogno salvezza. Si arriva al 27 marzo. Altro giro, altro cambio: “La Lucchese ha comunicato la cessione del 100% delle quote del club a una nuova proprietà”. Benedetto Mancini e Nicola D’Andrea i nuovi volti alla guida del club. “Il debito non mi spaventa, quello sportivo è gestibile e con l’Erario possiamo provare a dilazionare. Ci confronteremo con i fornitori, proveremo a trattare”, la rassicurazione.
È il terzo cambio in due mesi. Nel pomeriggio di martedì 1 aprile Mancini incontra la squadra e promette il pagamento degli stipendi. Il messaggio dei giocatori, pubblicato in una nota dell’AIC, è chiaro, indicendo “lo sciopero dei predetti calciatori per il giorno di sabato 5 aprile 2025, auspicando che il Club, posto il preavviso di sciopero, adempia al pagamento delle somme contrattualmente dovute per le mensilità da novembre 2024 sino a febbraio 2025, e comunque si attivi per diminuire l’inadempienza”. E intanto gli allenatore di Primavera e U17, per esprimere la loro vicinanza ai giocatori, hanno già comunicato che non scenderanno in campo sabato al posto della prima squadra in caso di sciopero. Una lunga e triste storia di calcio il cui esito naviga ancora nell’incertezza.