Credit: Catania FC
I fischi assordanti dei 17.225 spettatori presenti al Massimino, fotografano nel modo più crudo possibile il momento vissuto dal Catania di Luca Tabbiani. Un vero e proprio dramma sportivo quello vissuto dai siciliani proprio sotto gli occhi del presidente Pelligra, accompagnato da tutta la dirigenza. Ci pensa già Marconi al 9’ a mandare in vantaggio l’Avellino, poi Ghidotti para un rigore a Chiricó (il primo a favore per i rossazzurri) e Gori chiude il discorso in favore dei biancoverdi al 69’, scatenando la contestazione finale.
Dodici punti, tre vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte in dieci giornate (la trasferta di Brindisi si recupererà il primo novembre). I numeri del Catania sono a dir poco deludenti, giustificati da una condizione fisica precaria (sono ben tredici gli infortuni avvenuti in stagione) un gioco orizzontale macchinoso e una manovra offensiva più istintiva che frutto di iniziative corali. Dato ancora più eloquente: le reti messe a segno dai ragazzi di Tabbiani sono da attribuire a Di Carmine, Chiricó e ad un’autorete. Decisamente troppo poco per una squadra chiamata a lottare per obiettivi importanti e costruita per offrire un calcio divertente e votata all’attacco. Ben lontano dalle iniziative prive di mordente che caratterizzano gran parte delle azioni della squadra, in vistosa difficoltà anche in fase di costruzione, con errori spesso figli di disattenzione
Fumogeni in campo (poi prontamente rimossi) fischi, cori di forte dissenso. È certamente questo il momento di maggior difficoltà per la presidenza Pellegra. Il presidente, presente con la dirigenza al completo proprio per stare vicino ai suoi ragazzi, è stato invocato a più riprese dalla tifoseria, desiderosa più che mai di risposte dopo le voci incontrollate degli ultimi giorni e i risultati deludenti. Il Catania è chiamato a reagire, già nella gara di recupero col Brindisi del primo novembre. Ulteriori riflessioni, dopo l’ennesima prova incolore, sembrano ormai inevitabili.
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