Credit: Matteo Bonacina
“La guerra è una cosa orribile. In chi ne è protagonista ci dovrebbe anche essere un forte senso di vergogna. Le cose vanno risolte diversamente, in modo pacifico”, ci spiega Vedran Celjak, difensore del Lecco, tredicesimo in classifica, e autore del gol decisivo nella vittoria a Piacenza. La voce è quella di un ragazzo cresciuto in Croazia e diventato uomo in Italia. Le parole di chi ha “sentito” la vita nella sua intensità e nelle sue diverse sfumature. Dalle più dure alle più spensierate. La narrazione della Croazia e del legame con la sua terra. L’arrivo nella Penisola e il racconto del suo personale “Giro d’Italia”. Lezioni di storia e lezioni di vita. Parola all’uomo Vedran Celjak.
“Fin da piccolo ti insegnano ad amare il tuo Paese”, racconta il difensore. “C’è un forte spirito di unione e solidarietà”, continua. Un amore che si percepisce quando gioca la nazionale: “Ho visto un documentario sul Mondiale del 1998. C’era il pullman della squadra che doveva raggiungere l’aeroporto”. Un tragitto di mezz’ora, ma i tifosi erano lì ad acclamare i giocatori: “Ci misero sette ore per arrivare”. In quella nazionale, tra l’altro, c’era Stimac: “Mi allenò a Zagabria. Mai vista una persona con un tale carisma”.
Celjak, classe 1991, la Guerra d’Indipendenza croata l’ha in qualche modo respirata: “Siamo un popolo che ha sofferto molto nella storia. Purtroppo, siamo riusciti a raggiungere l’indipendenza solo con lo scontro militare”. Vedran all’epoca era un bambino: “Non ho ricordi traumatici del tempo. Vivendo a Ovest ero più lontano dal conflitto”. Un amore per la patria, il suo, che non si traduce in una ostilità verso il popolo serbo: “Io non provo alcun odio verso di loro. Anzi, quando li incontro ci scherzo. Ho rispetto per tutti”.
Vedran e il calcio si incontrano fin da subito: “Ero un bambino che viveva con il pallone. Ci giocavo sempre”. Una carriera iniziata… correndo: “Al primo allenamento nella squadra del paese eravamo tantissimi ragazzi. Mi ricordo di aver fatto il giro di corsa di riscaldamento al massimo. Finii esausto”. Poi un passaggio a Krapina e, infine, l’arrivo all’NK Zagabria: “Squadra molto importante in Croazia. È la società che ha lanciato Mandzukic e Badelj”. Un ricordo sull’ex Bayern e Juve: “Era particolare. Sempre arrabbiato. Un po’ come adesso (ride ndr)”. E poi: “Al tempo non era così forte. È esploso in Germania, quando iniziò a segnare anche di testa”.
L’esordio in A croata a diciassette anni: “Giocai perché si infortunò il terzino titolare. Era l’8 marzo”. E intanto le convocazioni con la maglia croata: “Andavo spesso in nazionale. Giocavo con Kramaric e Kovacic. Ricordo una sua partita contro la Georgia. Devastante”. Poi, durante un ritiro con la NK Zagabria, arriva all’improvviso la chiamata: “Devi andare a Genova”. Sponda blucerchiata. Si vola in Italia.
“Ho preso l’aereo e non sono mai tornato a casa”, racconta Vedran. Alla Sampdoria arriva lo stesso giorno di Icardi: “Eravamo nello stesso albergo. Era lì con il padre. Ricordo i suoi baffi”. Con lui c’erano anche Obiang e Zaza: “Spesso ci allenavamo con la prima squadra e poi giocavamo con la Primavera”. Poi Pergolettese, Grosseto, “quando arrivai, il ds mi chiese di Icardi. Voleva prenderlo”, e Padova. Gli anni più belli a Benevento e Alessandria. In Piemonte tante delusioni e tante soddisfazioni: “Il primo anno è probabilmente il più bello a livello personale”.
Con Gregucci fanno la storia, arrivando fino alla semifinale di Coppa Italia: “Vincemmo contro il Palermo, il Genoa a Marassi, dove tutto lo stadio ci applaudì, e lo Spezia”. Poi il Milan: “L’andata ero squalificato. Si giocava all’Olimpico di Torino. Partii quattro ore prima e rischiai di arrivare in ritardo perché c’erano tutti gli alessandrini in viaggio”. Al ritorno Vedran gioca a San Siro: “Una grande emozione. Quando sei in campo ti impressiona. Ero lì l’altro giorno per Liverpool Milan. Tifo Reds”. L’avversario da marcare? Balotelli: “Che fisicità”. E la maglia di Poli: “Me la regalò. Si ricordava di me dai tempi della Samp”. Poi con l’Alessandria anche i dolori più grandi con le mancate promozioni.
Sambenedettese, Avellino e nel 2020 l’approdo a Lecco, dove ritrova Iocolano: “Era ad Alessandria con me. Arrivò il giorno prima della sfida con il Milan e giocò subito. Lo insulto ancora per questo (ride ndr)”. Anche qui con una sensazione di rammarico: “Lo scorso è stato un anno positivo, ma avremmo potuto far di più”. E ora questa stagione: “Ci stiamo riprendendo”.
“Mi piacciono vedere documentari e film di storia”, ci racconta Vedran. “Apprezzo vedere quello che è successo davvero”. E poi la play. “Mi son fatto convincere da Galli, Nando (Mastroianni), Petro (Petrovic), Battistini. Ho preso anche la sedia e le cuffie apposta. Un antistress”. Infine, la passione per lo sci e, soprattutto per le arti marziali: “Non per la violenza, ma per il motivo che c’è sempre la possibilità che uno più debole possa battere quello più forte“. Un ultimo pensiero per la “sua” Italia: “Qua si sta bene. È davvero bellissima. E ogni posto ha un cibo diverso”. L’ultima città visitata? La Capitale: “In albergo mi diedero una mappa gigante. Ed era solo del centro storico. Com’è grande la magica Roma”. E quale città meglio di Roma per un amante della Storia.
Questa, invece, è la storia di Vedran Celjak. Il “Giro d’Italia” di un croato, con l’amore per la sua terra.
A cura di Nicolò Franceschin
Tutte le info sul match. La Serie C si appresta a tornare in campo per…
Tutte le info sul match. La Serie C torna in campo per il 35esimo appuntamento…
Le parole di Emilio Longo in conferenza stampa in vista del match contro la Juventus…
Una delegazione del Comune di Lucca ha fatto visita alla squadra rossonera nella giornata di…
Tutte le info sul match. La Serie C si appresta a vivere il 35esimo appuntamento…
Tutte le info sul match. La Serie C torna protagonista per disputare la 35esima giornata.…