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Dall’Europa con la maglia dell’Inter alla nuova avventura con il Rimini: la storia di Simone Pasa

Il nero e l’azzurro, uniti insieme, non saranno mai due colori casuali per Simone Pasa. Il punto di partenza per lui rimarrà sempre il Montebelluna. In fondo, è una questione di famiglia. Il padre Daniele, infatti, ha giocato ed allenato quella squadra. Tuttavia, l’Inter lo ha lanciato nella Scala del calcio. La Serie A e l’Europa. Una lunga storia nel mondo del calcio, quella di Simone Pasa, che oggi riparte dalla Serie C. Il Rimini ha deciso di affidarsi alle sue doti per la prossima stagione. Ma partiamo con ordine.

Le giovanili nell’Inter e la Serie A

Chiunque ha un giorno speciale segnato in rosso nel calendario dei ricordi. Ecco, per Simone Pasa il 5 maggio del 2013 non sarà mai una data qualsiasi. Napoli-Inter. Lo stadio è il San Paolo ed i nerazzurri arrivano sul campo dopo una stagione difficile. E così, la partita sembra riflettere quel campionato. Dopo soli tre minuti, Edinson Cavani decide di complicare le cose alla squadra di Stramaccioni. 1-0. Poi, il pareggio di Alvarez riporta l’Inter nei giusti binari. Ma Cavani decide di accendersi al massimo delle sue potenzialità e segna così altri due gol, realizzando una tripletta sotto gli occhi del San Paolo in estasi. E allora ecco il suo momento.

È il minuto 38. Stramaccioni alza gli occhi verso la panchina. È il suo momento. Simone Pasa è pronto ad entrare in campo per la prima volta nella massima serie. Un feeling tuttavia a cui è abituato. Nella stessa stagione infatti il ragazzo ha avuto la possibilità di scendere in campo in Europa League contro il Neftci Baku ed il Cluj. Insomma, l’allenatore nerazzurro conosce le sue qualità e vuole provare a ribaltare la partita con il suo aiuto. Un respiro profondo. Un battito di ciglia per confermare di essere nella realtà. Lì, in quel momento, in quello stadio. Un passo avanti, e Pasa realizza il suo esordio sotto gli occhi di Cavani, Hamsik, Insigne ed Handanovic.

La Serie B con Varese, Padova e lo svincolo

Primo gettone in Serie A per Simone Pasa. La partita tuttavia la vincerà il Napoli e l’Inter, due anni e mezzo dopo il triplete, chiuderà il campionato al nono posto in Serie A. Da quel momento, per il ragazzo classe 1994 comincia un giro in diverse squadre di Serie B. Prima il Varese, con il quale giocherà solamente una volta. Poi il trasferimento al Padova, sempre in Serie B, dove collezionerà tre presenze. Soltanto al Prato, in Serie C, riuscirà a trovare lo spazio necessario per esprimere al meglio le sue qualità.

Ma nel calcio le cose succedono rapidamente. Forse troppo. Così, dall’esordio in Europa League ed in Serie A in un solo anno dopo aver passato una vita con i colori dell’Inter, Simone Pasa si ritrova svincolato dopo il prestito al Pordenone in cui è riuscito a giocare con continuità. L’incubo che si fa vivo per chi respira il calcio ogni giorno. Due anni dopo la Scala del calcio Simone Pasa non perde la passione e decide di rimboccarsi le maniche. E così, arriva la chiamata del Cittadella.

Dal Cittadella verso la rinascita

Rinascere. Era questa la parola che ha guidato Simone Pasa verso il rilancio. La passione a volte è più forte e vince anche l’esito di un anno in cui tutto è andato storto. Nel Cittadella Pasa ritrova l’ambizione e soprattutto quelle doti che gli hanno permesso di giocare nell’Inter. 64 presenze sul campo, mai così tante fino a quel momento. E così, ecco che alla porta si riaffaccia il Pordenone. A volte ritornano. L’occasione di mostrare nuovamente il proprio talento.

La determinazione di chi ha dovuto credere nelle proprie potenzialità quando nessuno ha avuto il coraggio di farlo. Nel secondo atto con il Pordenone, in Serie B, Pasa torna per giocare e diventare un pilastro della squadra di Attilio Tesser. Come tutte le storie d’amore, anche quella tra Simone Pasa è destinata a finire. Un punto che arriva e si chiama Rimini. Un nuovo capitolo. Una nuova squadra in questa rinascita di Pasa. E lui è pronto a scendere in campo. Respiro profondo. Battito di ciglia. L’entusiasmo della prima volta, la voglia di lasciare il segno.

A cura di Jacopo Morelli

Redazione

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